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Questo spazio è dedicato alla pubblicazione gratuita dei soli artisti pittori che desiderano presentare al pubblico la sintesi della propria carriera. Se sei un pittore e vuoi aggiungere qui la tua biografia, clicca sul tasto scrivi. |
Data Inserimento: Tue, Mar 31, 2009 - 17:14:56 |
Artista N°: 14 |
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| Nome: Maurizio Sacchini |
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| Località: TERAMO |
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Curriculum vitae: | ||
Data Inserimento: Thu, Mar 19, 2009 - 18:50:26 |
Artista N°: 12 |
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| Nome: Irina Federova |
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| Località: BOLOGNA |
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La pittrice Irina Fedorova è nata il 30 Ottobre 1969 a Leningrado (oggi San Pietroburgo - Russia), laureatasi con il massimo dei voti in lingue e letteratura straniera presso l’Università Statale di San Pietroburgo, cresciuta in una famiglia intellettuale (suo padre è uno dei maggiori ricercatori letterari russi); fin da piccola, appassionata d'arte, frequenta diversi corsi di formazione, tra i quali il corso di disegno artistico presso la scuola n° 301 di Leningrado. L’atmosfera della città d’arte come San Pietroburgo contribuì nello sviluppo estetico dell’artista. | ||
Data Inserimento: Thu, Mar 19, 2009 - 18:39:11 |
Artista N°: 11 |
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| Nome: Ema Veropalumbo |
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| Località: TREVISO |
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nata il 22.04.1976, dipinge per passione. “La passione per l'immagine ha stimolato la ricerca pittorica accompagnandomi, da autodidatta, nel percorso artistico. L'avventura artistica si è concretizzata in una scelta tematica e tecnica piuttosto complessa, a cavallo tra l'astratto, l'informale impressionista e il concettuale. La scommessa più ambiziosa che ricerco in ogni mia tela, è quella di vincere la banalità e far convergere in un unico obiettivo l'esperienza astratta. Dal 1995 ad oggi dipinge continuando la sperimentazione di materiali e di nuove tecniche espressive, usando il vetro, carta, legno, acciaio, plastica, con effetti rilievi, luce, ombre.. Intanto la sua pittura evolve e matura passando dal figurativo formale al figurativo informale ed all’astratto concettuale.La volontà di artista è stata quella di segnare un confine tra il reale e l'immaginario creando una nuova dimensione, un gioco metaforico per trasformare e deformare la tranquilla visione dell'opera carica di simboli e messaggi non chiari ai più. Il termine Minimalismo fu coniato per descrivere i lavori di un gruppo di artisti americani che, nel corso degli anni '60, elaborarono un nuovo tipo di astrazione geometrica integrale o seriale, del mondo dell'arte contemporanea. Il mio lavoro è stato sempre incentrato su un uso diversificato dei materiali e delle tecniche pittoriche. Una sperimentazione continua tesa a sollecitare le potenzialità espressive della materia e del colore non in rapporto o sensazione ma unica (forse) forma di vita. Come se sentissi l'esigenza di mettermi a completa disposizione della pittura, tramite della sua espressività. Per certi aspetti è il quadro stesso che mi guida, che mi suggerisce le varianti del suo divenire, che mi dà l'idea di un altro quadro e di un altro ancora. Lo scopo principale è valorizzare la cultura Contemporanea. La volontà di artista è stata quella di segnare un confine tra il reale e l'immaginario creando una nuova dimensione, un gioco metaforico per trasformare e deformare la tranquilla visione dell'opera carica di simboli e messaggi non chiari ai più. Il motivo per cui in questi quadri non troviamo oggetti è che gli oggetti costringono lo spettatore a mettere a fuoco in un certo modo, a guardare l'insieme della composizione in relazione all'oggetto dipinto. L'intenzione è proprio quella di non dire, di non spiegare, ma di creare e di spostare la comunicazione su altri piani. | ||
Data Inserimento: Thu, Mar 19, 2009 - 18:22:32 |
Artista N°: 10 |
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| Nome: Silvia Beata |
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| Località: TORINO |
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E’ possibile raffigurare lo stupore dei bambini? Alcuni artisti riescono nell’intento: sono coloro che ritrovano in se stessi quello stesso incanto che, durante l’infanzia, i loro occhi di provavano incontrando le immagini di un mondo ancora da scoprire. Silvia Beata, giovane pittrice canavesana, è una di quelle persone: il suo tratto presenta quella singolare commistione di ingenuità e potenza comunicativa, ammirevole caratteristica degli autodidatti, che avvolge ogni visione in un’aura carica di emozioni. Ogni soggetto rappresentato, sia esso un castello, un paesaggio, un animale o un fiore, è visto “per la prima volta”, permeato di intima meraviglia che ne esalta i colori e le forme, che porta in onirica dissolvenza linee e contorni, che libera gli oggetti dalla formalità e li riveste delle emozioni che essi stessi trasmettono. I castelli, soggetto particolarmente caro all’artista, da semplici costruzioni si trasfigurano in luoghi da sogno, carichi di mistero e sorprese, teatro di favole e segreti, pronti ad assumere il colore dei fuochi d’artificio che esplodono nella notte (“Fuochi artificiali”). Allo stesso modo giaguari e tigri si dissolvono nelle loro qualità, la bellezza felina ed i colori sgargianti, tutt’uno coi loro occhi ammalianti e minacciosi, incarnando così le emozioni che pervaderebbero un bambino se si trovasse di fronte a questi animali. E poi i fiori, delicati messaggeri del colore, ora diafani e pronti a disperdersi tra mare e cielo (“Le calle”), ora sgargianti protagonisti di un rassicurante angolo di casa (“Vaso di fiori”), o ancora eterea bellezza sospesa in uno spazio indefinito (“Magnolie”). Il calore del legno fa da supporto alle danze di colore con cui Silvia Beata fissa momenti di purissima, innocente e totale contemplazione di piccoli angoli di mondo, rendendo partecipe l’osservatore di un modo di vedere la realtà che risulta estremamente distante dalla visione moderna: è il filtro degli occhi del primitivo (o del bambino, ma sono poi così diversi?), privo degli strumenti per capire, ma proprio per questo capace di lasciarsi permeare dalle sensazioni che natura e oggetti riversano sull’animo. Ecco allora che i dipinti si lasciano accogliere dagli occhi dell’osservatore come un momento intimo, come un istante di rassicurante silenzio durante il quale ricordi di infantile stupore riaffiorano, stimolati da soggetti che invitano ancora a giocare e fantasticare. Forse proprio come i bambini con cui Silvia Beata, quale insegnante di scuola materna, vive un quotidiano ed amorevole contatto. Dario Noascone Silvia Beata, nata nel 1969 ad Ivrea, vive in Canavese. Diplomata alla Scuola Magistrale e successivamente in Arti Grafiche e Pubblicitarie, esercita la professione di insegnante di Scuola Materna. Amante della natura e delle terapie alternative, utilizza i suoi spazi dipingendo. Autodidatta, cresce come pittrice osservando i paesaggi canavesani a lei cari e li ripropone su tela dapprima e su legno poi. Dal 2004 in poi sboccia la sua colorata vena artistica, alterna acrilici ad acquerelli, paesaggi reali a luoghi fantasiosi con personaggi naif. I ricordi di vita agreste, da sempre nei racconti dei suoi nonni, spesso fanno capolino fra le sue opere. "I colori sono parole, emozioni, suoni e sentimenti che ti avvolgono, ti appassionano, ti servono! Il mondo senza colori sarebbe indistinto e limitato… Dipingere per me è come respirare: entra un pensiero ed esce un segno. Il pennello definisce spazi e figure che il colore riempie facendo risaltare la composizione." | ||
Data Inserimento: Wed, Mar 18, 2009 - 12:59:12 |
Artista N°: 9 |
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| Nome: Bruno Pastore Galderio |
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| Località: CASERTA |
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The free thought to make Art - Il libero pensiero di fare arte - I critici hanno scritto che l'estro artistico delle opere d'Arte, perché di Arte si tratta, dell'Architetto Bruno PASTORE GALDERIO sono innovative ed altamente significanti per l'Arte Contemporanea. | ||
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